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Con la Risposta all’Interpello n. 117, l’Agenzia delle Entrate ha finalmente fornito una prima interpretazione di quanto contenuto nel Regolamento UE 2018/1912 che, come noto, dal 1° Gennaio 2020 ha profondamente mutato la documentazione necessaria di cui deve entrare in possesso il cedente nell’ambito di una cessione intracomunitaria. Si ricorda che la documentazione citata è di fondamentale importanza al fine di attestare l’avvenuta consegna della merce e quindi emettere fattura in esenzione di imposta come” non imponibile ex articolo 41 DPR 331/93”.

L’Agenzia, interpellata da una Società relativamente alla casistica in cui è il soggetto acquirente a curare il trasporto, in merito alla relativa difficoltà di reperimento dei documenti attestanti la consegna dei beni, ha definito l’utilizzo di mezzi di prova alternativi a quelli elencati nel Regolamento UE 2018/1912; inoltre nella presente risposta viene richiamato, e considerato come conforme anche il contenuto dell’Interpello n. 100 dell’8 aprile 2019.

 

In particolar modo è stata affermato il principio in base al quale, possono “costituire prova dell'avvenuta cessione [documenti alternativi ndr.] a condizione che:

 

1) dai descritti documenti siano individuabili i soggetti coinvolti (ovvero cedente, vettore e cessionario) e tutti i dati utili a definire l'operazione a cui si riferiscono;

2) si provveda a conservare le relative fatture di vendita, la documentazione bancaria attestante le somme riscosse in relazione alle precedenti cessioni, la documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti e gli elenchi Intrastat".

 

In particolar modo, l’Agenzia ha chiarito che i documenti idonei a fungere da mezzo di prova sono identificabili congiuntamente in:

 

  • Fattura di vendita emessa ai sensi dell'articolo 41 del decreto-legge 30 agosto1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;
  • CMR firmato dal trasportatore e dal cessionario per ricevuta, ovvero in mancanza della firma del cessionario, integrato dalla dichiarazione del cessionario di avvenuta ricezione della merce nel Paese di destinazione;
  • Documentazione bancaria attestante il pagamento della merce;
  • Dichiarazione del cessionario che la merce è giunta nel Paese di destinazione;
  • Elenchi riepilogativi Intrastat.

In definitiva, secondo il parere fornito dall’Agenzia delle Entrate, è possibile derogare il Regolamento comunitario 2018/1912 in favore della documentazione sopra esposta, rendendo indubbiamente più agevole, da parte del cedente, il reperimento delle prove necessarie a garantire la non imponibilità dell’operazione intracomunitaria.

Con Nota Prot. N. 121851 del 20 aprile 2020, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha confermato l’obbligatorietà della compilazione della casella 2 del Documento Amministrativo Unico (DAU) a partire dal 5 maggio 2020. Il travagliato percorso di questa disposizione è iniziato nel gennaio del 2018 per poi essere sospeso il mese successivo a fronte delle numerose richieste di chiarimento di alcuni operatori, i quali segnalavano difficoltà pratiche di adeguamento, in particolar modo nelle casistiche di importazione mediante l’utilizzo di deposito doganale. La compilazione obbligatoria del campo 2 è stata poi reintrodotta dall’Agenzia nel febbraio di quest’anno e riconfermata con la predetta nota.

In tale documento l’Amministrazione doganale effettua una disamina delle perplessità che gli operatori economici hanno riproposto alla reintroduzione dell’obbligo in oggetto per poi passare a delucidazioni, di natura giuridica e funzionale, relativamente alle motivazioni del proprio operato.

Così, le perplessità appaiono riconducibili a due casistiche fondamentali:

· Difficoltà di reperimento dei dati necessari alla compilazione della casella n. 2 nel caso di dichiarazione di importazione per merci appunto estratte da un deposito doganale. Nello specifico per operazioni di compravendita avvenute in passato che hanno comportato l’introduzione nel deposito;

· Onerosità di dover produrre distinte dichiarazioni doganali di importazione quando diversi colli di merce, provenienti e fatturati da diversi soggetti cedenti esteri, devono essere estratti insieme dal deposito, oppure quando questi arrivano dal Paese terzo consolidati in un'unica spedizione.

In riferimento al primo punto l’Agenzia evidenzia che, in relazione a regimi doganali diversi dall’immissione in libera pratica, viene prevista dal Codice Doganale dell’Unione la conservazione dei documenti per “almeno tre anni” decorrendo tale termine “dalla fine dell’anno nel corso del quale il regime doganale in questione è stato appurato”; in tal senso i documenti e le informazioni devono necessariamente essere reperibili per tutta la durata del deposito. Per quanto riguarda il secondo punto invece, viene sottolineato come “la circostanza che una dichiarazione doganale di importazione debba riferirsi a un solo soggetto cedente estero, pare invero un principio elementare”. Funzionalmente infine viene precisato come l’accelerazione del commercio globale, anche per effetto dell’e-commerce, ha reso fondamentale per le Amministrazioni doganali poter acquisire e trattare in maniera informatica ed immediata anche i dati sui soggetti esteri che esportano verso la UE. In tal modo il crescente controllo dei traffici commerciali e dei soggetti esteri assume profili di vantaggio anche per gli operatori economici comunitari che vedranno ridursi le verifiche “a posteriori” e più in generale il numero totale di tali controlli.

Alla luce delle misure dettate a livello comunitario in tema di importazione di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), nonché di qualsiasi bene mobile finalizzato a far fronte all’emergenza da Sars-Cov 2, viene proposta l’analisi del possibile caso pratico.

L’azienda Alfa, il cui codice ATECO consente la prosecuzione dell’attività in base a quanto stabilito nei Decreti Ministeriali, importa mascherine ad uso chirurgico. Per la precisione l’ordine consiste in 700 mila mascherine che verranno suddivise nel seguente modo: 500.000 saranno utilizzate per rifornire la catena di farmacie clienti di Alfa per la rivendita mentre 200.000 saranno consegnate all'Azienda Sanitaria Regionale dell'Emilia Romagna, che le ha acquistate per distribuirle negli ospedali regionali. Di seguito si verificherà se sussistono i presupposti per utilizzare la procedura di svincolo diretto e per beneficiare dell’esenzione daziaria.

L’azienda potrà utilizzare la procedura di svincolo diretto per tutte le mascherine dato che i destinatari finali, ovverosia le farmacie e l’Azienda Sanitaria, rientrano nei servizi di pubblica utilità previsti di Decreti Ministeriali. Nello svincolo diretto non rileva che le mascherine siano DPI o meno in quanto si guarda esclusivamente alla natura destinatari finali dei prodotti in oggetto. Per utilizzare tale procedura al momento dello sdoganamento si dovranno presentare i modelli di svincolo diretto sottoscritti dai legali rappresentanti dei soggetti destinatari finali della merce.

Per quanto riguarda invece le esenzioni fiscali e daziarie Alfa dovrà effettuare una distinzione: uno dei requisiti per tale beneficio consiste nella “distribuzione gratuita per fronteggiare l’emergenza del materiale importato”. Per tale motivo solo per le mascherine che saranno consegnate all’Azienda Sanitaria sarà possibile richiedere l’esenzione, non così per quelle destinate alla rivendita nelle farmacie. Per avvalersi delle esenzioni fiscali dovrà essere spuntato l’apposito riquadro nel modello di svincolo diretto sottoscritto dal legale rappresentante dell’Azienda Sanitaria, mentre l’azienda importatrice Alfa dovrà compilare l’apposito modello di autocertificazione per gli importatori.